AGGIORNAMENTO CRITICO

Persistenza della terapia con aspirina nelle cure primarie: un infartuato su due smette la cura, soprattutto nel primo anno

La foto di Marco Ambrosetti
Marco Ambrosetti
Cunardo (VA)

L’European Journal of Cardiovascular Prevention and Rehabilitation ha recentemente pubblicato un corposo studio osservazionale italiano [1] sull’utilizzo dell’aspirina (ASA) nel setting delle cure primarie.

In questo lavoro sono state raccolte informazioni circa la persistenza della terapia con ASA da parte di oltre 400 Medici di Medicina Generale. In ambito di prevenzione secondaria l’utilizzo dell’ASA si attesta al 52% circa, con valori del 56% nel campo della patologia coronarica e del 48% in quella cerebrovascolare. Soprattutto in esiti di sindrome coronarica acuta, il dato appare in linea con precedenti esperienze che hanno collocato il tasso di interruzione terapeutica al 36% dopo cinque anni [2].

Tuttavia, proprio l’esperienza del nostro network IACPR-GICR parrebbe evidenziare un ruolo di maggiore promozione dell’aderenza terapeutica a seguito del passaggio in Cardiologia Riabilitativa dopo evento acuto: nello studio ICAROS, infatti, la persistenza di terapia con ASA a un anno dopo rivascolarizzazione coronarica rimane oltre il 90%, sovrapponibile al dato di uscita dalle strutture per acuti.

In prevenzione primaria la persistenza di terapia con ASA scende al 15% e….ci troviamo su un terreno minato.

Se infatti tale dato potrebbe far gridare a uno scandaloso sottoutilizzo, non dobbiamo dimenticare le delicate questioni in tema di appropriatezza prescrittiva. Nella survey di Filippi et al, si codifica come candidabile all’utilizzo di ASA il paziente con 1) diabete mellito di tipo 2 ed età superiore a 40 anni, oppure 2) non diabetico ma di età superiore ai 55 anni (65 anni nelle femmine) purché in presenza di almeno uno tra i seguenti fattori di rischio: obesità, dislipidemia, fumo di sigaretta, ipertensione, familiarità per patologia cardiovascolare. Lasciando pure da parte la questione del diabete come possibile equivalente coronarico, la codifica di un singolo fattore di rischio appare una condizione criticabile: su oltre 540000 soggetti valutati la percentuale di eligibilità alla prevenzione primaria con ASA sale fino al 28%, generando l’impressione di una sovrastima.

In aggiunta alle stime di interruzione definitiva, il lavoro discute anche il problema dell’utilizzo intermittente dell’ASA, fenomeno presente sia in prevenzione primaria che secondaria, con tassi fino al 60% a due anni dalla prescrizione. Come commentato dagli Autori, non sono disponibili sicure spiegazioni per questa modalità prescrittiva di medici e pazienti, tuttavia è probabile che essa non comporti una reale riduzione del rischio di sanguinamenti iatrogeni (soprattutto del tratto gastroenterico), probabilmente annullando l’efficacia della terapia.

Bibliografia:

1. Filippi A, Bianchi C, Parazzini F, et al. A National survey on aspirin patterns o fuse and persistence in community outpatients in Italy. Eur J Cardiovasc Prev Rehabil. 2011 Mar 1. [Epub ahead of print] - http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21450601
2. Hudson M, Richard H, Pilote L. Parabolas of medication use and discontinuation after myocardial infarction--are we closing the treatment gap? Pharmacoepidemiol Drug Saf 2007; 16(7):773-85.
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